Siamo in possesso di due interviste (scalettature) rilasciate a Cinecittà Entertainment dal sociologo Franco Ferrarotti, di recente scomparso, ai tempi delle nostre prime esperienze televisive.
Il programma era ‘Sinners’ e andava in onda su Sky Cinema Max; vi si trattava di Comandamenti e di… Peccati…
Intervista n° 1, marzo 2004 (sul peccato)
Avarizia
Mah, è evidente che mi vengono posti temi molto importanti su tre peccati, vizi capitali. Ma intanto bisogna intendersi sulla nozione di vizio. Sono soltanto delle virtù impazzite, delle virtù scatenate… Soprattutto l’avarizia e la lussuria sono antitetiche. L’avarizia è l’accumulo, l’Arpagone, la paura di non avere mai soldi abbastanza, l’avarizia, e quindi bisogna pensare al grande Père Goriot, questo splendido romanzo, l’Avaro, l’avaro addirittura come Gobseck, che ha sempre in tasca un pezzo di metallo biondo e lo sente fibrillare, Shylock, il Moro di Venezia, gli avari sono dei poveretti, accumulano dovizie, ricchezze, eccetera, e non ne godono. Crepano e lasciano qualcosa su cui litigare per generazioni, agli eredi. Trovo l’avarizia, forse, il solo, vero, peccato mortale, capitale, che si meriti questa etichetta infamante.
L’avarizia, ho detto, riguarda l’accumulo di beni, di denari, di case, di proprietà, magari anche dei famosi Bond o obbligazioni che francamente a volte non danno soddisfazione ai proprietari. Ma poi, in questa sua smodata ricerca di ricchezza finisce con l’essere povero, perché è povero di sentimenti, perché l’avaro si inaridisce, diventa terra bruciata, lui vuole soltanto, come Shylock1 nella tragedia di Shakespeare, la sua libbra di carne, nel momento in cui vuol rassicurarsi, non vuol spendersi, nel senso materiale, psicologico, sentimentale, l’avaro è un poveretto. È ricco ed è ricco di miseria, è un miserabile.Accidia
L’accidia è un discorso molto complesso, che per ora lo lasciamo da parte perché ora vorrei parlare invece della lussuria, agli antipodi dell’avarizia.
Lussuria
La lussuria è la spesa, la spesa di sé, la lussuria, da non confondersi con la lascivia, tanto meno con la pornografia, è il lusso di sentirsi pieno di energia, di idee, di sentimenti da farne, diciamo, scialo. Scialo totale, con chi capita. E da questo punto di vista il lussurioso tipico è il don Giovanni, che voleva sposare tutte le sue donne, un po’ come Casanova, ma Casanova era più furbesco, era più moderno, Don Giovanni era veramente innamorato e non potendole sposare tutte le sognava tutte, regalava se stesso, lussuriosamente, a tutte quante. In questo senso la lussuria non riesco a vederla come un peccato, un difetto, anzi, in omaggio a un grande papa, Paolo VI, che ha capito come l’uomo in situazione vada studiato riguardo al peccato. Per esempio ammetteva, il grande Paolo VI, studioso di Maritain, ammetteva la masturbazione per i carcerati. Un trentenne, al Regina Coeli, a Rebibbia, o all’Ucciardone, o a San Vittore a Milano, – per limitarci al panorama italiano ed europeo e non evocare il carcere di San Quintino o, peggio, le famose carceri di New York, chiamate per caso le tombe – , quest’uomo ha diritto, in qualche modo, di soddisfare la sua urgenza sessuale, con l’autoerotismo, vale a dire con la masturbazione. La lussuria, distinta dalla lascivia, distinta dalla pornografia, è una sovrana, torno a dire, spesa di se stessi, che arricchisce il mondo e che arricchisce anche colui che si impoverisce e di energia, e di mezzi lirico – sentimentali, con il cosiddetto vizio, che vizio non è. Altro discorso, altro discorso è quello sull’accidia.
Di nuovo sull’accidia
L’accidia è, diciamo già dal termine, una situazione psicologica oggettiva difficile. Che cosa vuol dire accidia? Accidia sta a significare quella situazione psichica e oggettiva in cui una persona non si concepisce più come persona ma come uno stagno, una palude, il silenzio. Credo che in termini moderni – l’accidia è un antico termine medievale dell’antica teologia cristiana e poi cattolica – sia la depressione, la depressione che può colpire qualsiasi persona, è una vera e propria malattia, più che un peccato, più che un vizio, la depressione può addirittura portare una persona che abbia mezzi, una donna bella, che abbia tutto dalla vita, può portare questa persona al suicidio. La depressione, così come l’accidia che risale al termine latino l’acaedia, è un po’ quello che i poeti romantici, come Baudelaire, chiamavano lo spleen, distacco dalla vita, l’incapacità di provare desiderio per qualsiasi cosa. In questo senso l’accidia èp una povera, miserabile situazione, che in fondo noi speriamo uno possa evitare.
L’accidia naturalmente è dunque, torno a dire, più che un vizio, una malattia, una malattia non ancora pienamente riconosciuta, semplicemente non vuole niente, è triste, è melanconico, è quello che i latini chiamavano il tedium vitae, cioè la noia, la profonda noia della vita, quindi essere vivi rammaricandosi, in qualche modo di essere vivi. Come fa una famiglia con la giovinetta, con il ragazzo depresso? Il bulimico, mangia troppo, oppure mangia niente, è anoressico, noi oggi alla fine del secolo XX, all’inizio del XXI, noi abbiamo lo psicofarmaco, una specie di, diciamo, all’apparenza, innocente pillolina, ingoiata, che si suppone debba guarirci da qualsiasi male. Se siamo nervosi gli ansiolitici ci rendono calmi, se siamo depressi abbiamo pillole che ci danno che cosa? Non ci danno il gusto della vita, non ci danno l’allegria, abbiamo l’illusione di essere vivi, ma siamo già morti, molto spesso. Occorre in fondo, forse, che le industrie farmaceutiche, benemerite per molti aspetti, facciano, come si dice, un passo indietro, le persone,. Gli esseri umani, reimparino l’arte di vivere come esperienza straordinaria, la vita come avventura. Non le grandi avventure, Cesare, Alessandro Magno, Napoleone, e neppure quelle dei miserabili dittatori che hanno insanguinato il secolo, no! L’avventura del quotidiano, la bellezza di togliersi le scarpe e le calze la sera, e di svegliarsi al mattino, anche quando piove, seguire il cinguettio di un uccello che non vedo, studiare la corteccia di un albero, valutare la poesia della quotidianità, questa è la vera pillola, che nessuna pillola potrà mai darmi.Varie ed eventuali
Purtroppo, detto quanto detto in favore della poesia della quotidianità , dei piccoli nulla di cui è intessuta la nostra vita, dobbiamo riconoscerlo, i problemi dell’individuo vanno al di là dell’individuo, viviamo in una società di massa. Qualcuno ha detto in una società omologata, no! Non è il caso di scomodare parole difficili, parolone, no! No! Viviamo in una società massificata perché è una società tecnicamente avanzata e organizzata, razionalmente suddivisa in mansioni, in posizioni, e così via. Siamo ormai una società di impiegati, una società amministrata, in cui ognuno, uomo o donna, al mattino corre in ufficio, alle otto, otto e un quarto, otto e mezza, io chiamerei non omologata ma appiattita. Vince la polvere, vince l’abitudine, l’assuefazione, in fondo si rischia, avendo avuto molti vantaggi, il riscaldamento centrale, le quattro ruote, le due ruote, il panino al momento giusto, i molti intrattenimenti, dalla televisione ai film, e così via, si rischia in fondo di diventare, in questa società, semplicemente delle anime morte.
Intervista n°2 (ottobre 2004, sui Dieci Comandamenti)
Il comandamento Non desiderare la donna d’altri viene subito dopo un comandamento che dice Non desiderare la roba d’altri, e la prima domanda che sorge è “Ma come? La donna oggetto? Non desiderare la roba d’altri – non desiderare la donna d’altri?” Forse la donna non è un oggetto! La donna, la donna è un essere umano, e questo certamente , nei Comandamenti e in tutto il racconto biblico, è non solo accettato ma è difeso, è addirittura sottolineato, la donna, al pari dell’uomo, è un grande valore, però come mai? Come mai si parla di un desiderio della donna d’altri, gli impulsi quali sono? Bene, la saggezza (chiamiamola) corrente è la famosa saggezza che corre, l’uomo saggio, in realtà ha una massima e ha anche una spiegazione ormai di dominio pubblico, cioè la gente, le persone, gli uomini in questo caso, desiderano la donna d’altri per rimedio, in qualche modo, diciamo sollievo, al fattore ottundente dell’assuefazione. In fondo si desidera la donna d’altri perché, appunto, è la donna di altri, terra sconosciuta, da esplorare, forse da conquistare, comunque da godere come una sorta di supplemento, di valore aggiunto, di fronte a una realtà coniugale che può essere vissuta come realtà grigia, o forse, più ancora che grigia, come realtà piatta, che non dice più tanto, e così via. Questa è una prima spiegazione all’assuefazione, ma è una risposta inadeguata, è una proposta profondamente illusoria, eccettiva, cioè ingannevole. In che senso? Nel senso che nel desiderio della donna d’altri non c’è soltanto il senso del rimedio all’assuefazione con la propria donna, no! C’è anche il desiderio di conquista, di muovere in un altro territorio, come un esploratore nella giungla, nella foresta vergine, no? nella foresta pluviale. Andare a trovare, a scovare, a scavare in un altro terreno, illudendosi che poi magari in questo terreno si trovino tesori nascosti, sensazioni squisite, estenuate, meravigliose, un po’ come il viaggiatore di Chesterton, un famoso umorista inglese, oggi completamente sconosciuto, il quale parte dall’Inghilterra per trovare una terra nuova e poi, dopo lunga navigazione, felice, vede la terra, di nuovo, che s’avvicina, e più s’avvicina, più dice “Ma… mi sembra già di conoscerla, questa terra…”. Era la vecchia, cara Inghilterra! (sghignazza) Uno cerca la donna d’altri, e in fondo si trova a casa sua! È sempre la stessa storia, quindi, c’è nel desiderio della donna d’altri, un fondamentale desiderio di affermazione di sé. È un’operazione di potere, di conquista. Vado a conquistare la donna. E la conquista è in primo luogo un bisogno assoluto di potere , è un bisogno assoluto di acquisizione.
Non è quindi soltanto, il desiderio della donna d’altri, il rimedio all’assuefazione, si sa che l’assuefazione, un marciapiede troppo frequentato, un libro troppo letto, un viso troppo visto e contemplato, evidentemente le realtà abitudinarie perdono inevitabilmente l’aura poetica, che avevano all’inizio, i grandi amori perfetti, dalla passione passano all’indifferenza. E allora di qui il desiderio della donna d’altri, ma anche il desiderio di affermare se stessi come grandi conquistatori, tombeur de femme, riuscire praticamente a dominare un altro essere umano. Non voglio dire che tutti coloro che desiderano la donna d’altri siano, come i pellerossa di una volta, dei cacciatori di cotenne, di scalpi, ma ci sono, eh! Ci sono i collezionisti di francobolli, ci sono anche i collezionisti di donne. Vorrei dire subito però che ci sono anche delle donne fatali, le donne magnauomini e, soprattutto, dopo la grande scoperta della pillola antifecondativa, nonostante i divieti delle varie chiese, certamente, caduta la paura della gravidanza indesiderata, non voluta, è chiaro che oggi abbiamo, da parte della donna, finalmente, un atteggiamento, non dirò bellicoso, un atteggiamento che può stare a confronto e può addirittura essere messo sullo stesso piano di quello dell’uomo, se non addirittura di don Giovanni, impenitente, di don Giovanni che, in qualche modo, non è mai soddisfatto e che vorrebbe, nella sua estrema ingenuità, sposarle tutte. Ma dall’altra parte abbiamo anche, oggi, si dice la ninfomane, non necessariamente, passa da un’esperienza all’altra, usa il proprio corpo come se fosse un’opera d’arte, per farsi strada nella vita. Ecco dunque come, in fondo, il desiderio della donna d’altri è un desiderio di potere, è un desiderio di autoaffermazione, però domandiamoci: “Ma chi ha bisogno di potere? Chi ha bisogno di acquisire ciò che non ha?” Perché questo spasimo verso l’autoaffermazione, verso l’autodivismo, verso l’autoadorazione, verso questo feticismo del corpo, su cui, si può dire, tutta la pubblicità odierna sia incentrata. Come mai? Di sotto, di questa brama di potere che coincide con la conquista della donna, c’è in primo luogo una grande insicurezza. Il bravado, e in fondo la sfrontatezza, allo stesso tempo procace e in qualche modo strafottente, sia del don Giovanni che della ninfomane, chiamiamola così, abbiamo l’altro termine, evidentemente nasconde una profonda insicurezza, c’è una insicurezza e quindi cosa c’è dietro una insicurezza? C’è la fragilità. Le grandi conquiste sono necessarie per mantenere un millantato credito esistenziale che non poggia su nessuna base profonda. Non solo, ma dietro alle grandi conquiste derivate dal desiderio, determinate dal desiderio della donna d’altri, noi abbiamo, dietro questo desiderio, un vuoto esistenziale, che può portare addirittura all’autoannientamento, alla scelta suicida. Perché? Perché non abbiamo saputo inventare altro, perché nello stesso momento in cui andiamo verso il desiderio della donna d’altri, miniamo, mettiamo degli esplosivi dietro la struttura sociale del matrimonio, non abbiamo saputo inventare altro. Anche nei tempi recenti, soprattutto durante la contestazione studentesca e giovanile, dal ‘68 in poi, noi abbiamo cercato nuove forme di convivenza tra uomo e donna, in comunità, per esempio, dove ci si scambiava i partner, e così via. Per carità! Vi erano scene di invidie, di gelosie mortali, fra donna e donna, fra uomo e uomo. Oppure il cosiddetto matrimonio aperto. Matrimonio aperto? Non ha funzionato, non può funzionare. Il matrimonio, la famiglia, nonostante la sua riduzione in dimensione rispetto alla famiglia patriarcale romana alla famiglia odierna, nucleare, industriale, e così via, il matrimonio e la famiglia restano l’unica invenzione, l’unico congegno, marchingegno sociale, direi, contro la solitudine in età avanzata., contro la disperazione di chi si avvicina alla morte e si prepara alla morte solo come un cane. Naturalmente c’è di più, perché non basta desiderare la donna d’altri, c’è di più, questo è troppo semplice, allora basta far la corte a chi s’incontra, in treno, in aereo, per la strada, al bar, ci sono poi dei bar specializzati, sia etero che omosessuali. C’è un gusto più raffinato, esiste quella che chiamerei la voluttà dell’inganno, per cui non si desidera indiscriminatamente la donna d’altri, si desidera la donna, o l’uomo, dell’amico. (ghigno) Perché è allora che c’è il massimo di godimento sia sessuale che, direi, morale, perché in un certo senso proprio l’amico sicuro, o l’amico fraterno, o l’amica fraterna, quella e quello vengono colpiti, vengono defraudati della loro, come dire?, dolce metà. La voluttà dell’inganno è così forte che, addirittura, c’è una sorta di autoterapia, rispetto a questa voluttà, derivata dall’inganno. Ci sono coppie di amici che decidono di vedersi in un certo pomeriggio, fine settimana primaverile, diciamo, che un po’ aiuta, ma anche la pioggia, ricordiamo nei grandi film di terz’ordine, si nota anche nel secondo libro dell’Eneide, Enea e Didone, le grandi passioni, i grandi coiti, quelli che i giuristi chiamano in grandi congressi carnali, hanno luogo durante un temporale. Incredibile come la pioggia che batte sui vetri della finestra, e i lampi, che spezzano per una frazione di secondo l’oscurità della notte, possono favorire l’impulso passionale, però… bisogna ricordare che queste coppie, che fanno il cosiddetto “scambio dei partner” , magari vedendosi in un motel, oppure la periferia, in squallidi ambienti, tutto sommato, deputati a questa bisogna, chiamiamola così, a questa esigenza, a questa… autorappresentazione, non possono sfuggire all’esperienza come tale, noi oggi dobbiamo riconoscere che desiderare la donna d’altri non è soltanto un rimedio all’assuefazione, non è soltanto un esercizio di poteri , di debito su esseri umani, si autosconfigge, perché impedisce che il desiderio, ricadendo su se stesso, l’identità del partner diventi abitudine di vita e dall’abitudine si riconosca come la nostra contentezza, forse non felicità, ma la felicità è qualcosa di magico, che dura poche frazioni di secondo, gli esseri umani non potrebbero resistere a una felicità prolungata, parliamo di contentezza, la contentezza consiste essenzialmente nell’esaudimento delle abitudini quotidiane.
Non c’è dubbio, noi siamo figli delle nostre esperienze, siamo figli della nostra infanzia, e coloro che dicono “siamo figli della nostra infanzia”, o semplicemente sono degli infanti avanti negli anni, cioè sono degli anziani rimbambiti, oppure semplicemente sono persone di scarsa memoria, l’infanzia è fond…, la formazione è fondamentale, la repressione sessuale è fondamentale, soprattutto in una cultura mediterranea e cattolica, una cultura che in fondo ha esaltato, come è noto, san Luigi Gonzaga, col giglio in mano e con la faccia smunta da omosessuale represso1, evidentemente. In questa cultura è possibile che il gusto della violazione, della lealtà matrimoniale, del debito coniugale, derivi proprio da una repressione degli istinti sessuali che li abbiano in qualche modo deviati e li abbiano ostacolati e quindi li abbiano portati a cosa? Alla violazione della norma, all’adulterio. Del resto l’adulterio, come tale, bisogna pur riconoscere questo dato di fatto, l’adulterio come tale non andrebbe neppur considerato né come peccato, né come colpa, né in senso grave e neppure leggera, anche se in fondo nella legislazione di alcuni stati americani, nordamericani, Stati uniti, fino a tempi recentissimi, l’adulterio era, ed è tuttora colpito duramente dalla legge vigente, non solo dalla legge morale, dal codice penale e dal codice totale era punito ed è punito in maniera piuttosto drastica. Un divorzio per causa di uno dei due contraenti del matrimonio può essere causa deplorevole, un fatto molto grave, in altre parole la moglie, il marito offeso in questo caso è la parte offesa, potrebbe chiedere risarcimenti anche finanziari, anche economici, tali da distruggere la fortuna di un uomo o di una donna, su questo non ci sono dubbi. Ma io, per quanto concerne l’adulterio, riconoscendo il bisogno direi quasi patologico di violare il patto che sta alla base della convivenza tra due persone, non parlo neppure di matrimonio, parlo di convivenza, è legato alle esperienze magari infantili, esperienze per lo più negative, di coercizioni indebite, potremmo anche dire che il linguaggio con cui noi parliamo di adulterio è completamente sbagliato, parlare di tradimento non è possibile, preferisco la dizione francese di tromper, tromper, l’ingannare, l’inganno. E l’inganno, come abbiamo detto, ha sempre una parte notevole, una base notevole, di voluttà, se non altro perché l’inganno è anche invenzione. Ulisse, il grande eroe omerico, Ulisse, Odisseo, Ulisse è un grande ingannatore, ma è un (suono del campanello, una volta soltanto) grande guerriero ed è un grande, è sostanzialmente un personaggio che riesce , in qualche modo, nel suo intento, senza spargere sangue, più, solo con la forza della sua intelligenza.
Sacro e religioso
Occorre distinguere , quando si parla di religione, tra sacro e religione. Sacro è il senso di una verità cosmica soprastante che da senso alla nostra esperienza e ci guida. Invece, per quanto riguarda la religione, dobbiamo parlare di una struttura ierocratica, cioè una struttura di potere che, come dire, amministra il sacro. Quindi oggi le religioni che aiutano il crescere degli esseri umani sono religioni aperte, non dogmatiche, sono le religioni capaci di dialogo interreligioso. Purtroppo, fino a tempi recentissimi, fino al viaggio di Assisi, a cui partecipò il pontefice attuale, per quanto riguarda la chiesa cattolica, noi avevamo al contrario atteggiamenti dogmatici che in qualche modo, e questo è piuttosto interessante, costituivano le religioni come se fossero delle potenze monopolistiche che amministravano il sacro in esclusiva. Nel seno, all’interno di queste religioni sono possibili repressioni sessuali che danno luogo a sofferenze per lo più inutili, totalmente inutili e angoscianti, sofferenze che impediscono il crescere omogeneo, relativamente armonico, la crescita relativamente armonica degli esseri umani. Oggi la pedagogia illuminata è una pedagogia che non reprime, che orienta, non fa schioccare la frusta dal potere, dalla scomunica, dal peccato, ma comunica, guida direttamente e indirettamente, e addirittura sfrutta sapientemente gli impulsi più veri, più umani, sessuali, che non hanno nulla di demoniaco, sfrutta verso quello che gli analisti chiamo sublimazione, lo studio, la scrittura, il chiarimento, l’autorealizzazione e, in particolare, la possibilità di una vita piena, una vita saporosa per sé e per gli altri.
Ambiente e individuo
È una vecchia questione, naturalmente, quella del rapporto tra natura primigenia di una persona, magari ereditaria, e invece l’ambiente, l’ambiente, l’ambiente in cui viviamo, l’aria in cui respiriamo, le persone, i libri, i rotocalchi, le riviste, le televisioni che guardiamo. L’ambiente, a parte la struttura caratteriologica, genetica, avuta dall’eredità i cromosomi, i geni, il patrimonio genetico che è, in effetti, proprietà unica, patrimonio unico, irripetibile, dell’individuo, per cui ogni individuo È una individualità, e per cui ogni persona ha una sua personalità, e a parte questo, il peso dell’ambiente è molto forte. Non decisivo, ma certamente molto forte. Cosa voglio dire per ambiente? Ma si guardi anche attorno al nostro mondo, per quanto concerne ciò di cui ci stiamo occupando, il comportamento sessuale, più o meno in violazione delle leggi vigneti, più o meno collegato con la natura, con gli impulsi delle persone. Guardiamo al cinematografo. Guardiamo alle copertine dei rotocalchi. Guardiamo a questa grande operazione sociologica, forse l’unica rimasta, la pubblicità. Perché dico che è l’unica rimasta? Proprio perché i pubblicitari, oggi, dovendo vendere i prodotti, sono i soli che studiano tutte le nicchie, cioè tutti gli strati sociali in base alla loro capacità di spesa, e quindi capacità di guadagno, e di consumo. Qual è, qual è il feticcio a cui fanno riferimento? Il corpo femminile. È incredibile quanto per comprare un’automobile sembri inevitabile vedere nella carrozzeria lucida la pelle serica di una splendida modella che si dimena sul cofano(ghignetto da vecchio porcellone). È incredibile! In questa società in cui ormai il sesso è dovunque , soffre di inappetenza sessuale, non a caso un eccesso crea il rigetto. E le industrie farmaceutiche più consce del mercato subito si apprestano a produrre, studiare e produrre il Viagra , produrre afrodisiaci più o meno capaci dal punto di vista della capacità sessuale ma certamente molto capaci dal punto di vista della produzione di guadagni da parte degli azionisti e dei proprietari di queste industrie. Si guardino per esempio molti sceneggiati televisivi, in prima ora, prime time, cioè all’ora in cui le famiglie siedono al desco , guardano, consumano la cena, eccetera, sembrano dei corsi di educazione sessuale accelerata per ritardati mentali. Questa è incredibile, se non c’è un coito alle nove e mezzo lo sceneggiato non vale niente. Questo è l’ambiente. Quindi cos’abbiamo noi oggi? Noi abbiamo oggi una gioventù che va aletto come darsi la mano, buonanotte e…, un pranzo, una cena, e… gli americani chiamano il dinner, il loro pasto principale, che da noi quasi non esiste, la prima colazione, mentre da noi mediterranei sono tutti e due molto importanti. Non c’è dinner, non c’è pranzo serale che si rispetti, che una volta era seguito dal night kiss, il bacio della buonanotte, e oggi è seguito dal coito della sperabile buona notte. Che cosa significa questo? Che quando c’è un eccesso di eros di questo tipo, noi non abbiamo liberazione sessuale, abbiamo un eros senza… senza sapore. Abbiamo un eros… è come una boccetta di profumo lasciata aperta, è evaporato, non c’è più. Abbiamo quello che i greci chiamavano Eros, ma senza Ìmeros, eros è il grande impulso sessuale, ottimo, positivo ma… parliamo delle sorgenti della vita e io, dopo quanto ho detto, mi inchino di fronte a questo. E mi indigno perché in fondo la fonte e la sorgente della vita sia ridotta a prodotto per una spinta commerciale. Ci manca l’Imeros! L’Imeros era la capacità di rimembranza del momento erotico, la preparazione al momento erotico, la capacità di rinunciare all’esperienza erotica immediata in vista di un accumulo del desiderio e quindi di un’esperienza erotica totale, viva, appassionata.
Uomini e Donne
Evidentemente questa è un’antica questione, si comportano uomini e donne allo stesso modo, abbiamo parlato di don Giovanni e nello stesso tempo di ninfomani! È chiaro che questa è un’equipollenza che non regge, né dal punto di vista fisiologico, non ci sono molte parole da spendere, vive la différence, no? Viva la differenza, ovvia. Né si può parlare, forse, ma qui è l’esperienza di alcuni studiosi, fisiologi americani che forse, anzi erano in origine degli entomologi che hanno studiato i comportamenti umani sessuali come il dottor Kinsey e la moglie come se fossero degli insetti. È chiaro che noi non comprendiamo ancora molto da questo punto di vista. Pare però che, mentre l’uomo, per eccitarsi, pare abbia bisogno di una molteplicità di esperienze con partner differenziati, pare che nella donna media, che non esiste, ovviamente, è una , diciamo, estrapolazione statistica, ma che nella donna media valga l’opposto, valga cioè l’approfondimento con un singolo partner dell’amore che diventa passione, da passione diventa attenzione, da attenzione diventa affetto, da affetto diventa abitudine coniugale, anche senso di lealtà, coi figli anche gratitudine, che forse dovrebbe avere più i mariti padri che le mogli madri. C’è un punto, se vuole, che è una grande differenza, che è la famosa differenza che si deduce dagli analisti, per primo da Freud, l’invidia del pene, no? Le donne avrebbero invidia del pene. Un non senso totale. Ma non l’invidia del pene ma è l’invidia dell’utero ciò che veramente dovrebbe tormentarci, perché è lì che…, è nell’utero della donna che nasce la vita. Io non dimenticherò mai l’invettiva sbagliata, spesso sbagliata di un uomo, un filosofo come Nietzsche, quando, criticando duramente il dogma dell’Immacolata Concezione, direi quasi urlava scrivendo: “Guai a voi, avete buttato fango sull’origine della vita!” 2. Ogni concezione è di per sé immacolata, se noi tutti nasciamo insieme col sangue, le feci, le interiora… Invidia dell’utero, quindi, non invidia del pene!
Il tradimento
Questa è una domanda di grande interesse, il tema è di grande interesse, se chi tradisce, chi viene meno nei rapporti amorosi, o nei rapporti coniugali, cioè quelli che sono per i credenti santificati dal matrimonio, tutti quanti, credenti o non credenti, laici o non laici, sostenuti dalle leggi.
Oltretutto si è uniti in matrimonio e, come credo si possa dimostrare, non abbiamo inventato altro, soprattutto quando ci sono figli, per non andare incontro al caos, per l’anagrafe, diciamo, dobbiamo essere sposati, per dare un nome ai figli. Beh… generalmente ci sono culture in cui si tende a vedere l’uomo o la donna come essere integrale in campo dell’esperienza e qui ci sono veramente due modi di considerare il problema del tradimento, maschile o femminile che sia. C’è un modo anglosassone, direi “protestantico”, in cui in fondo l’uomo o la donna sono considerati, dal punto di vista morale privato, sia dal punto di vista morale pubblico, e quindi anche politico, sono considerati come esseri coerenti e, in qualche modo, da giudicarsi in senso comprensivo, in senso totale. Quindi, se Bill Clinton commette certi atti o comunque accetta che su di lui vengano commessi certi atti quando lui va a letto, quindi lui dice Questo non era un vero rapporto sessuale, accetta comportamenti o gesti che si chiamano tecnicamente fellatio per una giovane donna, ecco che per l’americano medio questo presidente che in fondo cheat on, inganna, tradisce la moglie, forse potrà tradire anche i suoi elettori, tradire anche coloro che lo appoggiano, tradire, addirittura il suo programma politico. Vale a dire, nella cultura protestantica non c’è differenza tra sfera privata e sfera pubblica.
Nella cultura mediterranea la situazione è radicalmente diversa. Mitreau può avere tutte le amanti che vuole, Giscard D’Estaing anche. Non parliamo per carità di patria dei politici italiani, ci riferiamo ai politici francesi perché è noto, da Napoleone in poi, ma molto prima, anche con i Borbone, con i re che lasciarono la collottola sotto la ghigliottina, si sa che la politica era elaborata soprattutto nell’alcova, il vero parlamento era quello. E tuttavia, e tuttavia, ciò che è privato, è privato, nessuno mette le mani nelle mutande di nessuno, e la vita pubblica politica, l’uomo politico, la donna pubblica politica, va giudicata/o solo in base ai risultati conseguiti o alla bontà o meno dei suoi, all’accettabilità o meno dei suoi programmi, questo è fondamentale. Non così, per fare un esempio diciamo semplice, gli americani. Perché? Mi sono spesso domandato Ma perché? Di regola normalmente in Europa si pensa che gli americani sono ingenui, si pensa che un presidente all’acme del suo potere come Richard Nixon eletto, rieletto da una valanga di voti, deve dimettersi per una singola bugia, una, provata dal magnetofono, dai nastri magnetici, di cui era lui stesso responsabile, tra l’altro. Se noi avessimo questo stesso criterio, se lo avessimo, se lo adottassimo in Italia, resteremmo senza classe dirigente nel giro di qualche giorno, perché, evidentemente dovrebbero essere tutti dimissionari. E come mai? È solo rigorismo protestante? Non è solo questo, da sociologo mi permetto di ritenere che è la storia americana, una storia molto recente, due secoli, duecento anni e rotti, poco più, nel far West, nella frontiera, nella frontiera non c’erano uffici anagrafici, non c’erano notai, non c’era neppure una struttura giuridica funzionante, e cosa valeva? La parola! Si dava la parola e si stringeva la mano. Chi veniva meno alla parola, chi mentiva, era peggio di un bandito, era un criminale e attentava alla solidità del comportamento comunitario. Di qui è derivato questo rigore, che poi è derivato anche dall’etica protestantica, calvinistica, un rigore che per noi non è accettabile, per noi europei. Penso, ma questo ovviamente è un’opinione puramente personale, come gran parte delle cose che ho cercato di dire, io penso che un uomo politico, una donna politica, un uomo o una donna in generale, abbia una sua sfera privata inviolabile, abbia una sfera privata che non può essere da alcuno, per alcun motivo, invasa, e quindi sono favorevole alla totale, radicale diversificazione, separazione tra sfera pubblica e sfera privata, non è detto che la virtù abbia il monopolio della verità e della saggezza.