Aggiornamento 10 ottobre 2025: ‘the Resurrection of the Christ’ è in lavorazione in questi giorni, a Cinecittà
XX Rapporto sulla Comunicazione del Censis; sequel della Passione di Cristo; “Giornate internazionali delle Case della Memoria e dei Musei di personalità illustri”; film ‘Lumière! L’avventura del cinema’
La Resurrezione del Cristo (the Resurrection of the Christ)
- Le riprese de ‘La Resurrezione del Cristo’, sequel di ‘Passione di Cristo’, di Mel Gibson, cominceranno ad agosto, a Cinecittà. Lo ha detto Manuela Cacciamani, CEO degli Studios, in un’intervista rilasciata al Sole 24Ore. Oltre che allo studio 22 di Cinecittà, ‘La Resurrezione del Cristo’ sarà girato anche a Matera, Ginosa, Altamura e nella Gravina di Laterza. Nel cast, tra gli altri, Jim Caviezel (Gesú), Maia Morgenstern (la Madonna), Francesco De Vito (Pietro).
Giornate internazionali delle Case della Memoria e dei Musei di personalità illustri
- C’è tempo fino a giovedí prossimo, 3 aprile, per prenotare le visite alle Giornate internazionali delle Case della Memoria e dei Musei di personalità illustri, in programma sabato 5 e domenica 6. Sono 142, in diciannove regioni, le strutture che hanno aderito all’invito dell’Associazione nazionale Case della Memoria; si va dalla dimora di Boccaccio a Certaldo al Castello di Donnafugata a Ragusa, dalla Casa dove Carlo Levi visse al confino ad Aliano a quella di Luciano Pavarotti a Modena, dal Centro studi Pier Paolo Pasolini a Casarsa della Delizia al Museo Gypsotheca Antonio Canova a Possagno. Il sito di riferimento, per le informazioni e le prenotazioni, è www.casedellamemoria.it.
film ‘Lumière! L’avventura del cinema’
- Sarà in sala giovedí 3 aprile, peraltro, il film ‘Lumière! L’avventura del cinema’. Nell’anno in cui ricorre il centotrentesimo anniversario della nascita del Cinema, arriva in sala un film nel quale Thierry Frémaux, storico e critico del cinema, direttore dell’Istituto Lumière di Lione e delegato generale del Festival di Cannes, ha scelto, tra le duemila vedute (filmini di 50 secondi), 120 inediti girati dai fratelli Auguste e Louis Lumière dal 1895 al 1902, commentando e narrando quella che è considerata l’origine del cinematografo. Partendo dai restauri del laboratorio “L’Immagine Ritrovata” della Cineteca di Bologna diretta da Gian Luca Farinelli. Frémaux ha anche annunciato: “A settembre apriremo la piattaforma Lumiere+ con tutti i 2000 film, un modo per scoprirne ancora la vitalità. Senza il cinema la vita è un orrore e questi film sono una sorta di detox visivo dalle immagini senza filtri dei nostri telefonini. I Lumiere erano maniaci dell’inquadratura, ogni scena aveva una etica“. Distribuito da Lucky Red, ‘Lumière! L’avventura del cinema’ ha la voce narrante di Valerio Mastandrea.
XX Rapporto sulla Comunicazione del Censis
- Futuro in fundo, è stato presentato nella Biblioteca del Senato il XX Rapporto sulla Comunicazione del Censis:
Si conferma il protagonismo dei media digitali: gli utenti di internet superano il 90%, gli smartphone raggiungono l’89,3%, i social network salgono all’85,3%. Instagram è la piattaforma più usata dai giovani (78,1%), seguita da YouTube (77,6%) e TikTok (64,2%). Di nuovo in calo i lettori di libri (-5,6%). La spesa dei consumi mediatici delle famiglie raggiunge i 14,9 miliardi di euro. 6 italiani su 10 si sentono indirizzati dall’algoritmo di motori di ricerca, feed dei social e piattaforme tv a compiere determinate scelte. Per il 55,9% i social media dovrebbero permettere ai propri utenti di esprimersi liberamente senza restrizioni sui contenuti
Roma, 28 marzo 2025 – La televisione resta regina. Nel 20° Rapporto sulla comunicazione se, da una parte, si conferma il protagonismo dei mezzi digitali, dall’altra si attesta la capacità di alcuni mezzi di raccogliere più di altri intorno a sé un ampio pubblico. Tra tutti i media, quello in grado di svolgere meglio questo compito è la televisione, guardata nel 2024 dal 94,1% degli italiani. Ad eccezione di una lieve contrazione della tv digitale terrestre (-1,8%), infatti, aumentano gli utenti di tutte le televisioni: nel 2024 la tv satellitare raggiunge il 47,7% (+2,6%), la web tv sale al 58,4% (+2,3%) e la mobile tv si consolida con il 35,0% dell’utenza (+1,4%).
La radio? È un evergreen. La radio dimostra di tenere grazie alla sua capacità di ibridazione che si conferma anno dopo anno (i radioascoltatori sono il 79,1%). Stabili tutti i sistemi di ascolto, con la radio tradizionale che subisce un piccolo rialzo passando dal 45,6% di utenza al 46,8% (+1,3%). Stesso aumento dell’1,3% per la radio mobile che giunge al 25,4%, mentre l’autoradio resta la modalità più seguita dagli italiani (68,9%).
Internet, smartphone e social network sempre più protagonisti. Nel 2024 si conferma solido l’impiego di internet da parte degli italiani con il 90,1% (+1,0% rispetto al 2023) e si evidenzia una sovrapposizione con quanti utilizzano gli smartphone (cresciuti dell’1,2%, hanno raggiunto l’89,3%). In crescita i social network, che nell’ultimo anno fanno un balzo in avanti, passando dall’82,0% all’85,3% (+3,3%).
Il declino della carta stampata e l’ascesa dei media digitali. Incontrovertibile la crisi dei media a stampa, a cominciare dai quotidiani cartacei che, nel 2024, hanno toccato il picco minimo di lettori con il 21,7% (-45,3% dal 2007). Si registra anche una contrazione dei lettori dei settimanali (-2,2%) che arrivano a 18,2%, mentre i mensili restano stabili (16,9%). Stabilità per gli utenti dei quotidiani online: sono il 30,5%, mentre salgono del 2,9% quanti utilizzano i siti web d’informazione (passati dal 58,1% al 61,0%).
Torna negativa la curva dei libri. Nel 2024 si arresta il trend in crescita riguardante i libri: i lettori di libri cartacei, che erano il 45,8% nel 2023, scendono del 5,6% arrivando a quota 40,2%. Nonostante il rapporto ormai imprescindibile che hanno gli italiani con il mondo digitale e la tecnologia, non si sbloccano gli e-book, fermi al 13,4%.
Giovani e social network: il sorpasso di Instagram. Tra i 14 e i 29 anni si consolida l’impiego delle piattaforme legate all’immagine. Il 78,1% dei giovani, infatti, dichiara di utilizzare Instagram, il 77,6% è utente di YouTube, il 64,2% sceglie TikTok (contro il 35,4% della popolazione totale). Molto presenti i giovani sulle piattaforme di messaggistica (quasi totalmente rappresentati su WhatsApp con l’87,4%, ma rilevanti anche su Telegram con il 42,9%) e sulle multipurpose come Amazon (60,1%).
La spesa delle famiglie privilegia i dispositivi digitali. Nel 2023 il totale della spesa delle famiglie, che ha superato i 1.240 miliardi di euro, ha subito una riduzione, in termini reali, del 2,2% rispetto al 2007. Tuttavia, la spesa è finalmente tornata ai livelli precedenti alla pandemia. Esaminando nel dettaglio la spesa mediatica, si osserva una riduzione di quella per l’acquisto di libri e giornali (-37,6% rispetto al 2007, pari a poco meno di 10 miliardi di euro) e per i servizi di informazione e comunicazione (-25,9%). Al contrario, la spesa per l’acquisto di apparecchiature informatiche nel 2023 raggiunge 14,9 miliardi di euro. Nei fatti, la spesa si è quintuplicata: se nel 2007 le famiglie spendevano 100 euro per l’acquisto di apparecchiature informatiche e di comunicazione, diciassette anni più tardi spendono 503,7 euro.
Divisi sulla libertà d’espressione sui social. Il 55,9% degli italiani condivide l’opinione in base alla quale i social media dovrebbero permettere ai propri utenti di esprimersi liberamente su qualsivoglia argomento e in qualsiasi modo, senza restrizioni sui contenuti. Tuttavia, di questi, il 38,6% è d’accordo nel consentire la libertà di espressione, ma ritiene necessario introdurre alcune limitazioni minime per contenuti pericolosi. In una posizione più radicale si colloca il 17,3%, che ritiene, invece, prioritaria la garanzia di un’assoluta liberà di espressione. Sul versante opposto, il 40,4% considera necessaria l’introduzione di limiti alla libertà di espressione. Di questi, il 29,6% esprime una posizione più moderata ritenendo opportuno il rispetto di regole di base per moderare i contenuti, mentre solo il 10,8% pensa sia necessaria una rigorosa regolamentazione.
L’ibridazione (e l’importanza) dell’informazione. Oggi le prime cinque fonti di informazione più utilizzate dagli italiani sono: i telegiornali (47,7%), Facebook (36,4%), i motori di ricerca su internet (23,3%), le televisioni all news (18,9%) e i siti web di informazione (17,2%). Appena sotto questa classifica troviamo Instagram (16,7%), YouTube (15,5%) e TikTok (14,4%). Sebbene il 50,7% degli italiani reputi che tv, radio e quotidiani non siano più così imprescindibili, il restante 49,3% non li considera superflui. Solo il 37,6% si definisce un patito dell’informazione online e il 62,4% dichiara di non avere un rapporto esclusivo con l’informazione digitale. Al contrario, tra i giovani si registra un rifiuto nei confronti dei media tradizionali (70,3%). In ogni caso, l’informazione interessa: l’85,0% degli italiani (e l’80,0% dei giovani) ritengono che sia un diritto e un dovere di tutti tenersi informati. Inoltre, il 75,5% degli italiani è d’accordo nell’affermare che, nonostante i molti difetti, l’informazione sia imprescindibile.
Algoritmo: scarsa conoscenza e condizionamento nelle scelte. Solo il 42,6% degli italiani sa esattamente cos’è un algoritmo. In molti casi si registra una diffidenza nei confronti dell’innovazione: per il 17,3% è uno strumento informatico che prende le decisioni al posto nostro, per il 13,8% uno strumento attraverso il quale, a nostra insaputa, ci vengono sottratti dati personali e per l’8,5% l’ultima invenzione del capitalismo per giustificare lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Emerge anche chiaramente che vi è una percezione diffusa riguardante architetture e applicazioni dell’IA poco trasparenti: il 59,9% degli italiani si sente spesso indirizzato nelle scelte su motori di ricerca, feed dei social, piattaforme tv o altro, il 54,7% si sente influenzato quando utilizza una piattaforma social, il 28,4% quando utilizza determinate piattaforme commerciali e il 20,8% nella consultazione di portali di news e quotidiani online.
La prima crisi degli influencer. Il 71,2% della popolazione afferma di non aver mai seguito (nel senso stretto del termine, cioè di aver dato il “follow”) gli influencer (tra i più giovani questo dato scende al 51,4%). Il 34,4% dei 14-29enni dichiara di aver cambiato atteggiamento verso i macro-influencer a seguito del coinvolgimento della più celebre di tutte le influencer nell’ambito del Pandoro Gate, mentre per il 14,3% questo episodio non ha determinato una frattura tale da alimentare un abbandono degli influencer in generale.
Questi sono i principali risultati del 20° Rapporto sulla comunicazione del Censis, promosso da Mediaset, Rai, Intesa Sanpaolo e Tv2000, presentato oggi a Roma da Andrea Toma, Responsabile Area Economia, Lavoro e Territorio Censis, introdotto da Lavinia Mennuni, Senatrice della Repubblica italiana, e da Giacomo Lasorella, Presidente AgCom, e discusso da Federico Bertoni, Responsabile Analisi Strategica e Pianificazione Direzione Marketing Rai, Francesco Giorgino, Giornalista e Direttore Master Comunicazione e Marketing politico e istituzionale Luiss, Monica Mondo, Conduttrice Tv2000, Stefano Selli, Direttore Relazioni Istituzionali Italia Mediaset, Iginio Straffi, Presidente Rainbow e Giorgio De Rita, Segretario Generale Censis.
(⇐sito ufficiale)