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dalla Corea con (qualche) timore

Aggiornamento 26 ottobre 2017: si terranno a Pyeongchang, in Corea del Sud, i Giochi olimpici invernali 2018. Il luogo è a 65 km in linea d’aria dalla zona demilitarizzata, che divide la penisola coreana in due; le federazioni olimpiche e lo stesso Cio stanno prendendo in considerazione iniziative straordinarie per salvaguardare l’incolumità degli atleti, degli spettatori e degli addetti.
La comunità internazionale spera, com’è ovvio, che la tensione tra Corea del Nord e Stati Uniti, a tacere altre nazioni, non porti ad alcunché di pernicioso, per intuibili motivi. C’è, tuttavia, un aspetto, sicuramente secondario ma rilevante per gli addetti ai lavori, che vale la pena evidenziare: nelle due Coree sono realizzati molti cartoni animati concepiti (e poi trasmessi) in Occidente, almeno per quanto riguarda la fase di disegno e coloritura*.
Ai tempi del master sul cinema d’animazione, ci hanno raccontatoche i coreani, pur affettuosamente soprannominati “napoletani dell’Asia”, giuocano ruolo tutt’altro che ininfluente nella produzione dei cartoni animati occidentali perché, dato il livello decisamente basso delle loro retribuzioni, si rivelano piú convenienti di quelli operanti in altre contrade. Nei loro parametri e modalità, i coreani del Sud lavorano in 2D e 3D, quelli del Nord solo in 2D.
Che cosa succederebbe, pertanto, se i rapporti tra Occidente e Corea del Nord dovessero tendersi in modo irreversibile? E se la Corea del Sud vi rimanesse coinvolta?
Alla recente, sessantanovesima edizione del Prix Italia, il regista russo Vitaly Mansky è stato insignito del premio speciale Presidente della Repubblica per il documentario ‘Inside North Korea’, realizzato per la televisione tedesca Ard. Per un anno, Mansky ha seguito una bambina e la sua famiglia nel loro habitat naturale, nel loro mondo, sotto lo stretto controllo delle autorità locali. Neanche a dirlo, la Corea del Nord è una dittatura e, se ci si reca da turisti, non si può nemmeno uscire dall’albergo senza autorizzazione!
 La Giuria ha motivato il premio con le seguenti parole:

Quest’anno il compito della giuria non è stato affatto facile. Alla fine, all’unanimità, abbiamo scelto un progetto in grado di offrire una visione interiore del tutto unica, una visuale su un mondo di cui non sappiamo ancora abbastanza. La produzione è, inoltre, perfettamente in linea con la tematica di quest’anno del Prix Italia: Back to facts”.

Il Premio Speciale Signis, inoltre, è stato assegnato all’emittente Sud Coreana Mbc per ‘Future Human: Ai’, documentario sull’intelligenza artificiale**.

Ci piace concludere con una nota esoterica appresa di recente: Sal, in coreano antico, significa Sole.

*qualcosa anche in India e in altre nazioni del Sud Est asiatico;

**per la completezza dell’informazione, vogliamo ricordare gli altri riconoscimenti assegnati nell’ambito del Prix Italia:

  • il programma che si è aggiudicato il Prix Italia nella categoria Tv Performing Arts è ‘Manifesto’, di Julian Rosefedt, per la tedesca Ard, che racconta i manifesti del XX secolo, da quelli letterari a quelli artistici, attraverso le parole di Cate Blanchett;
  • nella stessa categoria, menzione speciale per ‘Never-Ending Man: Hayao Miyazaki’ della Nhk ;
  • Nella sezione Tv Drama ha vinto ‘Ellen’, dell’inglese Channel 4 che segna il debutto della regista Mahalia Belo e della sceneggiatrice Sarah Quintrell, interpretato da Jessica Barden;
  • Nella sezione Tv Documentary, ha trionfato ‘Icon’, di Wojciech Kasperski, per la polacca Tvp che racconta il Central, uno degli ospedali psichiatrici piú grandi della Siberia.
  • Nelle stesse sezioni, due menzioni speciali: ‘Team Chocolate’, della belga Vrt e ‘Silent War’, di France 2.
  • Nella categoria Radio Music è stata premiata la compositrice Ivana Stefanovic per la Sbc/Rts serba con ‘A large stone’, che ridà vita a una ballata popolare lirica dalla regione centrale dei Balcani.
  • Nella medesima categoria, è stata comunque riconosciuta una menzione speciale anche per ‘The Listening Service’, dell’inglese Bbc.
  • Il miglior prodotto nella categoria Radio Drama è sembrato ‘De guerre en fils’, di Samuel Hirsch, con Sabine Zovighian per Arte Radio\Arte France,
  • Il Prix Italia per il miglior Radio Documentary and Reportage è andato a ‘Documentary on One: No time to Lose’, di  Jason Murphy e Tim Desmond, per la Rte irlandese.
  • Il Prix Italia per il Web è andato alla web serie ‘Skam’, della norvegese Nrk.
  • Una menzione speciale è stata attribuita anche al documentario ‘A Family Affair’, della rete olandese Npo.

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