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Posts tagged “classici

Pasolini: piú moderno d’ogni moderno

Nel 2015, insieme a numerosi altri appuntamenti, ricorre anche il quarantesimo anniversario della scomparsa di Pier Paolo Pasolini (2 novembre 1975); il Comune e la Cineteca di Bologna intendono ricordarlo con un evento che si svilupperà a partire da settembre e si chiamerà “Piú moderno di ogni moderno. Pasolini a Bologna“. 

Ecco il comunicato stampa ufficiale: (more…)


Gioventú al cinema. Bruciata e non.

Esce oggi nelle sale italiane la versione restaurata di ‘Gioventú bruciata’ (‘Rebel Without a Cause‘), la pellicola di Nicholas Ray del 1955 entrata ormai nel mito, secondo film di quel James Dean già visto ne ‘La valle dell’Eden‘, poi definitivamente consacrato ne ‘il Gigante’, uscito postumo nel ’56.

Il restauro è stato realizzato da Warner Bros. in collaborazione con The Film Foundation di Martin Scorsese grazie al contributo di Gucci; è stato presentato, a suo tempo, alla XXVIII edizione del festival Il Cinema Ritrovato, a Bologna e ci consentirà di gustare il film nella versione orginale inglese, con sottotitoli.

La distribuzione cinematografica ha luogo per tutto il mese ed è parte del progetto  ‘Il Cinema Ritrovato. Al Cinema‘, organizzato dalla Cineteca di Bologna, in collaborazione con il Gruppo Unipol. Da ricordare che a dicembre seguirà la versione restaurata di ‘Tempi moderni’

Per chi non è nostalgico o vuole comunque prestare attenzione alle produzioni più recenti, sono inoltre da segnalare le seguenti uscite:

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the Happy Prince according to Rupert Everett

The Happy Prince‘ directed by Rupert Everett and based on the famous Oscar Wilde’s tale, starred by Hugh Dancy and to be shooted next October, has been presented at Cannes.

His first time as a director, Rupert says he has realized a dream, given his will to tell the world of Oscar Wilde and overall his relationship with Robert Baldwin “Robbie” Ross, being that one with lord Alfred Bruce Douglas, ”Boosie” yet to arrive. (‘Swallow, swallow, my little swallow...’).

Relationship a part, The Happy Prince is the story of a statue covered with gold that asks a swallow to remove the metals and precious stones from his body in order to help widows and poor people.

For the entire novel in original, please click here.


il Boccaccio dei Taviani

I fratelli Paolo e Vittorio Taviani si accingono a girare ‘Maraviglioso Boccaccio‘, film dedicato a un autore che tutti abbiamo amato per le pagine del Decamerone e altre piacevoli performance. I due registi hanno già fatto un sopralluogo a Certaldo (Firenze), dove la terza corona della nostra letteratura ebbe infatti i natali e passò anche a miglior vita, insieme alla scenografa Emita Frigato, accompagnata da alcuni funzionari del Comune e dall’assessore alla Cultura (pare che gran parte delle riprese avranno luogo, comunque, in una villa vicino  Firenze).

Dalle premesse, sembra che i Taviani Bros. vogliano trasporre alcune novelle del citato Decameron, come normale per un’opera cinematografica; dopo Giacomo Leopardi, l’Italia vedrà un altro suo classico rivivere in sala.

Quali novelle, però, saranno trasposte sullo schermo? Chichibio e la gru? Andreuccio da Perugia? ser Ciappelletto? Lisabetta da Messina?

Al momento i Taviani sembrano volerne raccontare cinque; sembra sicuro Calandrino, che sarebbe interpretato da Kim Rossi Stuart (che interpreterà anche ‘il Commissario Maltese’ in tv). Nel cast anche Lello Arena, Paola Cortellesi, Carolina Crescentini, Riccardo Scamarcio, Kasia Smutniak, Michele Riondino, Vittoria Puccini, Flavio Parenti, Jasmine Trinca, Josafath Vagni, Fabrizio Falco, Eugenia Costantini, Miriam Dalmazio, Melissa Bartolini, Camilla Diana, Niccolò Diana, Beatrice Fedi, Ilaria Giachi, Barbara Giordano, Rosabell Laurenti Sellers.

Mi è gradito cogliere l’occasione, peraltro, per ricordare un dato troppo spesso trascurato, il fatto che Boccaccio conobbe il greco grazie a un frate calabrese, tale Leonzio Pilato.

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del gattopardo e altri demoni

Il libro ‘Operazione Gattopardo – Come Visconti trasformò un romanzo ‘di destra’ in un successo ‘di sinistra’, di Alberto Anile e Maria Gabriella Giannice, è stato premiato dal Sindacato dei Giornalisti Cinematografici Italiani come Libro di Cinema dell’anno, conquistando l’Efebo 2013.

La cerimonia di premiazione del saggio, edito dalla casa editrice ‘Le Mani’, avverrà ad Agrigento il prossimo 26 ottobre, nell’isola in cui Tomasi di Lampedusa ambientò il suo romanzo. Il giorno prima, inoltre, avrà luogo un convegno sui cinquant’anni del Gattopardo cinematografico di Luchino Visconti. L’evento sarà aperto dai dodici minuti di scene tagliate nel 1963 dallo stesso Visconti ; tema dell’incontro “Nello specchio del Gattopardo la Sicilia 50 anni dopo fra coraggio e paure”.

È fin troppo facile riprendere la trita citazione “bisogna che tutti cambi affinché niente cambi”; il merito dei due scrittori sarà stato quello di trascendere le letture piú ovvie.

Si vuol concludere con una citazione della Regina di Picche, da ‘Alice attraverso lo specchio‘ di Lewis Carrol:

Che razza di Paese! — disse la Regina. Qui invece, per quanto si possa correre si rimane sempre allo stesso punto. Se si vuole andare in qualche altra parte, si deve correre almeno con una velocità doppia della nostra.

Piace molto a Lella Costa.. Forse, non solo a lei.

Due altre notizie in breve:

  • sabato prossimo, alle Giornate del Cinema muto di Pordenone, verrà proiettato in versione integrale l’unico adattamento cinematografico del primo Novecento dei ‘Promessi sposi’ di Alessandro Manzoni, risalente al 1913;

  • il film ‘Il giardino dei Finzi Contini’, di Vittorio De Sica, tratto dall’omonimo romanzo di Giorgio Bassani, è stato scelto per commemorare i settant’anni dalla deportazione romana degli Ebrei, nell’ambito della mostra ‘Storie del ‘900 – Il giardino dei Finzi Contini‘, al Museo Ebraico di Roma.


qualunquemente Lear…

King Lear, protagonista dell’omonima tragedia di Shakespeare, aveva deciso di dividere il suo regno in tre parti e di assegnarle alle tre figlie in ragione dell’amore che loro avrebbero dichiarato; le prime due si lanciarono in promesse spropositate e magniloquenti attestazioni mentre la terza, Cordelia, disse di amarlo “per quanto era in suo dovere”. Due sostanziose parti di regno andarono alle prime due mentre la terza sarebbe rimasta senza dote.

È considerata la tragedia dell’ingratitudine perché le figlie maggiori, Goneril e Reagan, a dispetto delle dichiarazioni di folle amore, avrebbero ricambiato la generosità del padre in modo tutt’altro che leale e l’unica a comportarsi in maniera corretta fino alla fine sarebbe stata proprio Cordelia, quella che meno si era sbilanciata; la mia personale perplessità è sul livello di conoscenza e comunicazione tra padre e figlie, se davvero si possa misurare l’amore  filiale e assegnare un’eredità solo in base al linguaggio.
Il grande insegnamento di questa tragedia è che si comincia a vedere chiaramente quando si va al di là dell’approccio sensoriale e si cerca la Verità profonda delle cose; succede a Lear, quando si accorge del vero amore di Cordelia, e al conte Gloucester, quando, ormai cieco, realizza cosa è davvero successo tra i suoi due figli. “Solo i ciechi vedono bene“, scriveva Victor Hugo.

L’altra sera, volendo muovere verso piú faceta prospettiva, mi è venuto in mente cosa avrebbe detto Lear a Cordelia se, piuttosto che essere re di Britannia, fosse stato Cetto La Qualunque:

“Ah, caina! Ah, bastasa!

Non ti sputo per non lavarti, non (CENSURA)!

Gonerilla i Regan sunnu ddu bravi figghioli, parraru ‘ngarbati

i a iddi ‘nciu lassu u regnu!

A ‘ttia sai chi ti rugnu, bastasa?

‘Na beata (CENSURA)!

Vatindi in Francia,

cu’ ‘ddu stortu chi ti difindiu, non mi ti viru cchiú innanzi all’occhi!”

La traduzione è probabilmente intuibile… Chi volesse, invece, una trattazione piú ortodossa, può leggere una vecchia tesina:

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Oscar Wilde and the Reading Gaol

Oscar Wilde was one of the most representative authors of the Victorian age, the phase of English history that corresponds to the reign of the Queen Victoria (1837 – 1901). The Victorian society is to be considered a very significant moment for English history and culture but also contained some contradictions difficult to understand; scientific development, enormous increase of commercial business, international power and prestige for United Kingdom, a rich and fine literature were the first side of a coin that showed, on the “dark side”, social inequalities, pollution and, in our case, hypocrisy. Homosexuality, in exemplum, was not tolerated at all and the existing laws condemned it very firmly, even to the jail and the hard work.

There was, then, a wit and brilliant novelist, poet, aphorist. And there was a lord, Alfred Douglas who fell in love with him. Surely, the guy had been fascinated and fallen in love with the author of The Picture of Dorian Gray and many other interesting masterpieces because he was wit, he had education, an intelligence and a sagacity which certainly made him seem something special in such an hypocrite and mediocre society (perhaps Alfred should be quiet fed up with). 

To stop the relationship between Oscar and Alfred, Lord Douglas senior, Marquis of Queensberry and Alfred’s father, prosecuted for libel, a charge carrying a penalty of up to two years in prison. The trial discovered evidence that caused Wilde to drop his charges and led to his own arrest and trial for gross indecency with other men. After two more trials he was convicted and imprisoned for two years’ hard labour.

Of course, a condemn like that one  comported to have almost killed him because the hard life of a jail and of the works was too hard to suffer for any human being and, over all, for a sensitive and delicate person.

How could such a gentle being face such an appalling and difficult situation? How could an educated gentleman, used at humanities, literature, fine arts, live in a squalid place, without freedom, without the possibility to cultivate his interests, strangely watched by the other jailbirds and having for skythat little tent of blue”?

In 1897, when he was in prison yet, Oscar Wilde wrote De Profundis which was published in 1905, a long letter which discusses his spiritual experience through his judgments, creating a shady counterpoint to his earlier philosophy of pleasure.

Upon his release he definitely left Ireland and Britain, never to return, moved to France and there he wrote his last work, The Ballad of Reading Gaol (1898), a long poem remembering the cruel rhythms of prison life, exactly two years before to die, only forty six years old.

In the Ballad of the Reading Gaol, Oscar Wilde tells us the sufferance he lived in that time of two years, when he wanted to pray and he could not, he wanted to weep and it was difficult, he walked and the detainees whispered ‘that fellow’s got to swing!”. The first image Wilde gives us is that one of a prisoner who does not wear the colours of the blood and the wine, although his hands had been found red after the murder of his wife. Now he wears a suit of shabby grey and, wistfully all the day, takes sometimes a look at that little tent of blue quiet similar to the sky. Oscar walked and a voice whispered someone was destined to be hanged.

Secondly, Wilde lists the crimes of the people of the Reading Gaol and the types of the humanity he had to live with. There is that one who killed the thing of his love, who strangled, who used knives, crying or not, with tender words or in silence and, reasoning in terms of literary categories, it seems a minimal reference to the Love – Death relationship which is an important reading key of Victorian poetry and literature.

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Salomé according to Oscar Wilde

Oscar Wilde wrote ‘Salomé’ in 1891, in French, during his Parisian sojourn.

It is told that one evening, after conversing on the representations of Salomé throughout history, he returned to his hotel to notice a blank copybook lying on the desk, and it occurred to him to write down what he had been saying. He wrote a new play that way, ‘Salomé’, then, rapidly and in French.

A tragedy, Salomé is based on the stepdaughter of the tetrarch Herod Antipas, and on the choice we know from the holy Gospel, to request the head of Jokanaan (John the Baptist) on a silver platter as a reward for dancing the Dance of the Seven Veils. It is important to affirm that Wilde did a quiet “sensual” elaboration of the Gospel because, according to the original story, Herodias, Salomé’s mother, asked her the head of the prophet to revenge of what he publicly said against her and her behaviour. Wilde imagined Salomé fascinated by the look, the hair, the mouth of the prophet and eagerly willing his head to kiss it. Moreover, the dialogue between Love and Death is an important reading key of the Victorian literature, of what the Irish novelist and poet was an important exponent.
And it is to note that the dance was enormously appreciated by Herod, spite of mother’s opinion; on the opposite, the request for the head of Jokanaan made her stepfather’s disappointment and her mother’s delight.

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metamorfosi a confronto

L’eco del post ‘Ovidio al posto di Plauto deve ancora cessare e già un nuovo stimolo appare all’orizzonte.

Galeotta una conferenza alla quale ho partecipato di recente, altrettanto interessante rispetto all’opera ovidiana sembra adesso quella di Apuleio, ʻLe Metamorfosi’, anche nota come ‘L’asino d’oro’.

Opera tra le piú scopiazzate nella storia della letteratura, ‘Le Metamorfosi’ di Apuleio è divisa in undici libri perché, sembra, dieci erano i giorni che preparavano all’iniziazione ai culti di Iside e uno era quello conclusivo (per l’antichità è un’eccezione, ché le opere venivano normalmente raccolte in ventiquattro, dodici, sei o quattro volumi).

Il riferimento a Pinocchio sarebbe ovvio, essendo la Fata Turchina una riproposizione della Dea per come si manifestò a Lucio diventato disgraziatamente asino ma innumerevoli sarebbero le suggestioni presenti in altre esperienze letterarie; è interessante notare la scelta dell’animale, perché l’asino (meglio, l’indomabile onagro suo cugino) era stimato come cavalcatura dei re ed acquisí accezione negativa solo in un secondo momento.

Due degli undici libri delle Metamorfosi ospitano, inoltre, la storia di Amore e Psiche, con tutte le peripezie che la fanciulla dovette passare per volere di Venere e con tutte le letture esoteriche che ne possono derivare.

Qui di seguito, l’invocazione di Lucio a Iside, testimonianza di come già gli antichi avessero intuito come le diverse divinità erano solo nomi diversi di un unico dio (rileggi qui e qui):

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ovidio al posto di plauto

Ovidio è stato uno degli autori latini piú letti e amati nella storia della cultura occidentale, ne andava matto anche Shakespeare. La lettura delle sue Metamorfosi consente una visione d’assieme su buona parte della mitologia antica, l’Ars amatoria o altri suoi scritti sono di sicura bellezza.
La domanda, pertanto, sorge spontanea: perché non mettere la lettura e lo studio di Ovidio come classico al posto di Plauto in terza liceo (i programmi delle altre scuole dove si fa latino al momento non mi sovvengono)?
Con tutto il rispetto per l’autore dei Menaechmi, sembra che le sue problematiche possano essere affrontate in modo esaustivo durante il primo anno di corso, con letture mirate, mentre lo studio del Miles gloriosus in terza liceo sottrae spazio ad argomenti piú interessanti e formativi, che sarebbero utili ad una migliore consapevolezza del mondo antico.

Anna e l'uomo che ride

Ci sono due possibili collegamenti a L’Uomo che ride anche in Anna Karenina.

Lev tolstoj, infatti, in un punto parla del libro che la donna sta leggendo e fa esplicito riferimento alla storia di un uomo che era riuscito a diventare un baronetto inglese.

Quel che è piú ovvio, il finale: come Gwynplaine, Anna decide che la fine può essere soltanto una, quella che conosciamo:

“Adesso ho capito cosa devo fare!”


le buone letture

Da un classico letterario si deve pretendere il miglioramento spirituale di chi lo legge. Lo si vorrebbe dire con riguardo anche ad altri ambiti ma tali e tante sono le pieghe del transeunte che le decodifiche sembrano scontate.
Quali libri, quali letture non possono mancare nel cammino culturale, intellettuale e spirituale di un uomo? La mia classifica delle priorità è la seguente:

  1. V. Hugo, L’Uomo che ride;

  2. AA. VV., la Bibbia (almeno il Pentateuco, l’Ecclesiaste e il Nuovo Testamento);

  3. F. DostoevskijDelitto e Castigo, I fratelli Karamazov, L’Idiota;

  4.  L. TolstojResurrezione;

  5. C. Collodi, Le avventure di Pinocchio (da leggere nella versione originale, la prima volta da fanciulli, poi da adulti);

  6. P. Levi, Se questo è un uomo;

  7. V. Hugo, I Miserabili;

  8. D. Alighieri, la Divina Commedia;

  9. F. Pessoa, intera produzione;

  10. G. Leopardi, Canti, Operette morali;

  11. F. Nietzsche, Cosí parlò Zarathustra;

  12. S. Freud e  C.G. Jung, un po’ tutto;

  13. Omero (?), Odissea, Iliade;

  14. Eschilo, Sofocle, Euripide, Aristofane, Shakespeare, un po’ tutto;

  15. G. Orwell, 1984;

  16. H. Hesse, Siddharta;

  17. Platone, la Repubblica, il Timeo, il Simposio;

  18. Ch. Dickens, A Tale of two Cities, Hard Times,  Little Dorrit, Great Expectations, altri;

  19. sant’Agostino, le Confessioni;

La classifica intende, tra l’altro, controbilanciare le categorie che derivano dalla scuola o dal successo editoriale.

L’elenco (sui millecinquecento che ha letto) dei libri che hanno cambiato la vita ad Alessandro Poggiali è invece il seguente (molte le analogie col sottoscritto): (more…)


in passato ha saputo ispirarmi…

SE

di sir Rudyard Kipling

Se riesci a conservare il controllo quando tutti

Intorno a te lo perdono e te ne fanno una colpa;

Se riesci ad aver fiducia in te quando tutti

Ne dubitano, ma anche a tener conto del dubbio;

Se riesci ad aspettare e non stancarti di aspettare,

O se mentono a tuo riguardo, a non ricambiare in menzogne,

O se ti odiano, a non lasciarti prendere dall’odio,

E tuttavia a non sembrare troppo buono e a non parlare troppo saggio;

Se riesci a sognare e a non fare del sogno il tuo padrone;

Se riesci a pensare e a non fare del pensiero il tuo scopo;

Se riesci a far fronte al Trionfo e alla Rovina

E trattare allo stesso modo quei due impostori;

Se riesci a sopportare di udire la verità che hai detto

Distorta da furfanti per ingannare gli sciocchi

O a contemplare le cose cui hai dedicato la vita, infrante,

E piegarti a ricostruirle con strumenti logori;

Se riesci a fare un mucchio di tutte le tue vincite

E rischiarle in un colpo solo a testa e croce,

E perdere e ricominciare di nuovo dal principio

E non dire una parola sulla perdita;

Se riesci a costringere cuore, tendini e nervi

A servire al tuo scopo quando sono da tempo sfiniti,

E a tener duro quando in te non resta altro

Tranne la Volontà che dice loro: “Tieni duro!”.

Se riesci a parlare con la folla e a conservare la tua virtú,

E a camminare con i Re senza perdere il contatto con la gente,

Se non riesce a ferirti il nemico né l’amico piú caro,

Se tutti contano per te, ma nessuno troppo;

Se riesci a occupare il minuto inesorabile

Dando valore a ogni minuto che passa,

Tua è la Terra e tutto ciò che è in essa,

E – quel che è di piú – sei un Uomo, figlio mio!


l’uomo che ride

l'uomo che ride, the man who laughs, l'homme qui rit, Victor Hugo

 Il libro

piú bello

che sia mai

stato scritto.

Dostoeevskij lo definí ‘il Libro’; a mio avviso è un affresco universale sulla Luce e sulle Tenebre, sulla Verità, sulla Bellezza interiore, sulla Nobiltà e sulla Meschinità.

Era venuto nella Sua proprietà ma la Sua proprietà non L’aveva accolto”.

L’HOMME QUI RIT EN ORIGINAL (FRANÇAIS) 

THE MAN WHO LAUGHS (ENGLISH TRANSLATION)


letture pasquali

 Se non l’avete ancora fatto, dovete assolutamente leggere

L’IDIOTA

di Fëdor Michailovič Dostoevskij

Nelle pagine dello scrittore russo troverete una prosa elegante, che proietta in un mondo in cui i sentimenti e la nobiltà d’animo del protagonista riescono ad affiorare anche nella mediocrità, nel cinismo e nel calcolo di chi gli sta intorno.

Vi stupirete di una persona assolutamente incapace di fare ma anche di concepire il male. Talvolta anche di riconoscerlo.


don Giovanni 2010

C’è un interrogativo che da tempo mi affligge, una domanda che da qualche notte mi sottrae il giusto sonno.

Carmela del Grande fratello ha posto mente alle opere di Mozart e alle categorie della letteratura universale prima di sciogliere il suo cuore e la sua anima al folignate dongiovanni George Leonard?

Erano le note e i versi di “Non più andrai, farfallone amoroso” o di “Madamina, il catalogo è questo” ben presenti, in quei drammatici momenti, nella sua mente e nel suo cuore? Unitamente al Miles gloriosus di Plauto e ad innumerevoli altri personaggi della letteratura?

Il Leonard continua a ostentare intenzioni concrete nei confronti della catanese, resipiscenza verso il suo passato. Sembrerebbe voler prontamente rispondere Sí! al fatale  Pentiti! prospettato dal cielo.

Colpisce, nello strano caso del folignate, la processione di donzelle che lamentano d’esserne state beffate, un catalogo assolutamente analogo a quello scritto da Da Ponte, un invidiabile curriculum da latin lover.

In un episodio di Futurama, la povera ciclope Lela veniva circuita da un essere che le si presentava come appartenente alla sua stessa razza. Si scopriva poi, tragicamente, che quel figuro era capace di aumentare il numero dei suoi occhi secondo l’esigenza del momento. Ne aveva uno per le ciclopi, due per le normodotate, tre e più per le altre. Le sue vere sembianze si rivelavano solo alla fine dell’episodio. 

Non si vuole, tuttavia, essere maligni.

Al contrario, si augura all’umbro e all’etnea lunga vita e figli in gamba!


the Happy Prince

Wilde è sempre stato uno dei miei autori preferiti. La lettura de Il Principe felice in lingua originale mi ha riservato non poche, piacevolissime sorprese…

CLICK HERE TO VERIFY

PS: sì, lo so che i classici andrebbero sempre letti in lingua originale…


la mamadre

Vogliate gradire una poesia in cui Pablo Neruda ricorda una sua matrigna

che profumava di mamma a tutti gli effetti:

La mamadre

La mamadre viene por ahí,
con zuecos de madera. Anoche
sopló el viento del polo, se rompieron
los tejados, se cayeron
los muros y los puentes,
aulló la noche entera con sus pumas,
y ahora, en la mañana
de sol helado, llega
mi mamadre, doña
Trinidad Marverde,
dulce como la tímida frescura
del sol en las regiones tempestuosas,
lamparita
menuda y apagándose,
encendiéndose
para que todos vean el camino.

Oh dulce mamadre
—nunca pude
decir madrastra—,
ahora
mi boca tiembla para definirte,
porque apenas
abrí el entendimiento
vi la bondad vestida de pobre trapo oscuro,
la santidad más útil:
la del agua y la harina,
y eso fuiste: la vida te hizo pan
y allí te consumimos,
invierno largo a invierno desolado
con las goteras dentro
de la casa
y tu humildad ubicua
desgranando
el áspero
cereal de la pobreza
como si hubieras ido
repartiendo
un río de diamantes.

Ay mamá, ¿cómo pude
vivir sin recordarte
cada minuto mío?
No es posible. Yo llevo
tu Marverde en mi sangre,
el apellido
del pan que se reparte,
de aquellas
dulces manos
que cortaron del saco de la harina
los calzoncillos de mi infancia,
de la que cocinó, planchó, lavó,
sembró, calmó la fiebre,
y cuando todo estuvo hecho,
y ya podía
yo sostenerme con los pies seguros,
se fue, cumplida, oscura,
al pequeño ataúd
donde por primera vez estuvo ociosa
bajo la dura lluvia de Temuco.

La Mamadre, ecco che arriva

con zoccoli di legno. Ieri 

soffiò il vento del polo, si sfondarono
i tetti, crollarono
i muri e i ponti,
l’intera notte ringhiò con i suoi puma,
ed ora, nel mattino
del sole freddo, arriva
mia mamadre, signora
Trinidad Marverde,
dolce come la timida freschezza

del sole delle terre tempestose,
lanternina
minuta che si spegne
e si riaccende
perché tutti distinguano il sentiero.
O, dolce mamadre
mai ho potuto
dire matrigna,
la mia bocca trema a definirti,
perché appena
fui in grado di capire
vidi la bontà vestita di poveri stracci scuri,
la santità piú utile:
quella della farina e dell’acqua,
e questo fosti: la vita ti fece pane
e lì ti consumammo
nei lunghi inverni desolati
con la pioggia che grondava
dentro la casa
e la tua ubiqua umiltà
che sgranava
l’aspro
cereale della miseria
come se tu andassi
spartendo
un fiume di diamanti.

Ahi, mamma, come avrei potuto
vivere senza ricordarti
ad ogni mio istante?
Non è possibile. Io porto
il tuo Marverde nel mio sangue,
il cognome
di quelle
dolci mani
che ritagliarono da un sacco di farina
le brachette della mia infanzia,
di lei che cucinò, stirò, lavò,
seminò, calmò la febbre,

e, quando ebbe fatto tutto
e ormai potevo
reggermi saldamente,
si ritirò, cortese, schiva,
nella piccola bara
dove rimase in ozio per la prima volta
sotto la dura pioggia del Temuco.

Pablo Neruda

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