La corazzata Potëmkin al Museo del Cinema di Torino, musicata dal vivo
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“Big brands are boycotting/leaving the Russian market to express opposition to Putin’s actions towards Ukraine. So I created a series of edits, what their logos would say if they could speak.”
Václav Kudělka
Source: https://www.boredpanda.com/brands-against-war-vaclav-kudelka/?utm_source=google&utm_medium=organic&utm_campaign=organic
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In 2017 many anniversaries must be remembered and taken into consideration:
17 C.E. the historian Titus Livius dies (‘Ab Urbe condita libri CXLII’);
117 C.E. Hadrian becomes emperor; also known for his relationship with Antinous and the Marguerite Yourcenar’s novel ‘Les mémoires d’Hadrien’ (‘Memoirs of Hadrian’);
317 C.E. in China, Sima Rui, becomes the first emperor of the eastern Jin, taking the name of Jin Yuandi. His capital was Jiankang, the future Nanjing;
417 C.E. Galla Placidia, daughter of Theodosius the Great, gets married with the general Flavius Costantius; their child is Valentinianus III; Continue reading “2017: anniversaries to keep in mind”
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Nel 2015 ricorre, come si ricordava in un precedente post, anche il 750° anniversario della nascita di Dante Alighieri. Anche a prescindere da questo, mi è particolarmente gradito segnalare una lodevole iniziativa, un concorso per ricordare Dante, la sua importanza nella cultura italiana e in quella mondiale, con particolare riguardo a quella russa. Il tutto, però, con il linguaggio dei fumetti.
Ecco il testo del comunicato, da Orizzonte Scuola: Continue reading “Dante, i fumetti e la Russia”
Il 2015, con buona pace di alcuni professori che vanno in televisione, è l’anno della Capra, segno orientale caratterizzato da istinto, creatività, inventiva, mitezza ma anche pessimismo.
Quanto agli appuntamenti cinematografici, si sono già ricordati quelli internazionali e si tratterà di quelli italiani (proprio oggi, per inciso, esce ‘Si accettano miracoli‘, con Alessandro Siani).
Quanto agli appuntamenti non esclusivamente cinematografici e alle ricorrenze d’ogni tipo, nel 2015: Continue reading “cosa ci riserva il 2015 (2)”
Si è accennato a ‘Something good’ in un precedente articolo; prodotto da Luca Barbareschi, il film sarà proiettato nelle sale a partire da domani, distribuito dalla 01. Tratto dal romanzo ‘Mi fido di te‘, di Massimo Carlotto e Francesco Abate, è ambientato in gran parte a Hong Kong e racconta la storia di un uomo che cerca di rimediare agli errori commessi, in un contesto dominato da fatti di cronaca come le sofisticazioni alimentari; è da ricordare, infatti, che in Cina trecentomila neonati rimasero intossicati e sei morirono per colpa del latte alla melanina.
La Cina, però, ha tanto di buono e voglia di progresso: in questo periodo, nelle sale di Pechino sta furoreggiando, per la prima volta nella storia, un film non cinese. Si tratta di ‘Stalingrad‘, kolossal in 3 D realizzato in Russia, che sarà presentato anche al Festival di Roma domenica prossima.
Sul progresso, anche cinematografico, della Cina, si può rileggere Hollywood sul Fiume giallo.
Tele 5, sorellina spagnola di Canale 5, ha incontrato un ottimo riscontro nella terra di Calderón de la Barca, cosí come le altre realtà collegate a Mediaset. 
Ho ricavato dall’ultimo numero di Panorama, a data 5 maggio 2007, due spunti decisamente interessanti:
Spunto n°1
In un servizio su chi si mette in proprio, viene raccontata la storia di Ivana Marangoni, 52 anni, simpaticissima manager milanese, che ha aperto in proprio una società di catering.
Io la Marangoni, pubblicitaria e moglie di pubblicitario, l’ho conosciuta molti anni fa, quando ero in Carat.
Di lei si raccontava che avesse cominciato la carriera in Mc Cann Erickson, dove lavorava anche il marito creativo (con riguardo alle attività di una centrale media, lei affettuosamente diceva “Io ho un marito che fa il creativo, di queste cose non capisce assolutamente niente!”).
Dopo la scissione istituzionale tra creatività e media planning, era passata in Carat, dove era Media Director, con in più il gravoso ma gratificante fardello della gestione e della selezione delle risorse umane.
Ora una nuova sfida. Le facciamo i migliori auguri.
Spunto n°2
Sergio Romano, in un pezzo intitolato “Perché la Russia ha paura?”, si chiede “per quale motivo il presidente russo Putin abbia deciso di minacciare la sospensione di un trattato sugli armamenti convenzionali firmato nel 1990 e aggiornato nel 1999 (…) Le due rivoluzioni colorate degli scorsi anni a Tbilisi e a Kiev sono parse a Mosca il prodotto di un piano predisposto da alcune grandi istituzioni occidentali (la Fondazione Soros per esempio) e da associazioni non governative che godevano del sostegno finanziario degli Stati uniti”. Gli americani hanno installato posizioni antimissilistiche in Polonia e una stazione radar d’appoggio nella Repubblica Ceca. Per non parlare della loro presenza, in vero un po’apprensiva, in Asia e Medio Oriente.
Conclude il Romano: “Questo non significa che gli europei debbano accettare docilmente la politica energetica di Mosca o smetterla di ricordare ai russi che non potrà esservi un vero partenariato tra UE e Russia sino a quando Putin continuerà a pensare che ogni dimostrazione popolare contro il governo sia un attentato alla sicurezza dello Stato. Ma dovrebbero far sapere a Washington e a Mosca, contemporaneamente, che la politica di Gorge W. Bush non è quella dell’Europa. Sarebbe il modo migliore per evitare che si continui a parlare di guerra fredda”.
La mia idea, anche se c’entra col contesto fino a un certo punto, è che ci convenga proprio tenercela buona, la Russia. Anche per i motivi che vado ora a esporre.
Cindia (Cina + India, neologismo aberrante, invalso però nell’uso) c’è cresciuta davanti senza che ne accorgessimo.
Ben provvida era stata la prof di storia del liceo, a metterci in guardia contro una prospettiva troppo eurocentrica delle vicende umane. Se gli Unni avevano invaso Roma, era perché già in Asia si erano verificati problemi particolari, carestie e migrazioni.
Ma, a dispetto dei nobili sforzi della docente, la vecchia Europa, il più prestigioso dei continenti, si è destata all’improvviso, repentinamente, e si è sentita sul collo il fiato di un imponente dragone e di un temibile, per non dire temibilissimo, elefante.
Quando ho proposto a Fioroni lo studio del cinese (o di altre lingue orientali) alle superiori, come si fa in Francia, mi ha risposto che la priorità ministeriale va alle lingue europee, ma iniziative in tal senso possono essere prese dai presidi, eventualmente appoggiati dal consiglio d’istituto.
A prescindere dal dato linguistico, l’avanzata di Cindia non sfugge proprio a nessuno.
Quello che sfugge è il perché non si senta impellente la necessità di allargare l’Unione europea alle repubbliche dell’ex Unione sovietica, ancora prima che a Turchia o Israele.
Alla luce di quanto fin qui sciorinato, cosa succederebbe se le repubbliche dell’ex URSS preferissero l’Asia? E si alleassero con Cindia, magari unificando le monete?
Tenersi buone Russia & Co., in considerazione delle loro potenzialità e della vastità dei loro territori, è a mio avviso l’unico stratagemma per non diventare entro poco tempo un semplice protettorato di elefanti e dragoni. Facendo la fine del coniglio.
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