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Tornatore’s best offer

Il film ‘La migliore offerta’, di Giuseppe Tornatore, è stato il protagonista assoluto del mio ultimo sabato sera.

Mentre queste parole scorrono sulla tastiera del computer, ancor calda è la sensazione di eleganza e raffinatezza che la pellicola lascia nel cuore di chi la guarda, unitamente all’abilità dimostrata dal regista nel creare una fusione cosí altamente estetica di erudizione, sentimenti, citazioni (c’è un po’ di ‘Hugo Cabret e, per certi aspetti, l’ironia amara di ‘Regalo di Natalee il cinico egoismo di ‘Bel Ami).

L’arte è fil rouge tra i piú efficaci, nel mondo delle aste, del collezionismo, dell’emozione sempre accecante che rapisce l’anima quando si accosta al bello.

L’animo umano, affrescato nella sua mutevolezza, nelle sue fragilità e nelle sue contraddizioni, sembra muoversi tra le opere d’arte come una sinfonia appena percettibile, sottile e tagliente, eseguita come sfiorando il violino con un archetto d’argento.

Né il colpo di grancassa del finale sembra meno armonico, troppo banale altrimenti.

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