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repetita iuvant

L’amore per la Patria passa anche attraverso la difesa della lingua.

Capita non di rado di leggere, vedere o ascoltare gravi imprecisioni, errori e imperdonabili solecismi commessi da imberbi ragazzetti ma anche da persone che dovrebbero avere buona cultura (dell’ignoranza in altre discipline, ad esempio la storia, si tratterà forse in altra sede).

La professoressa Paola Mastrocola (autrice di Togliamo il disturbo. Saggio sulla libertà di non studiare, Guanda) denuncia che oggi esistono laureati che non sanno scrivere ”non ce n’è” ed è capitato anche a me di vedere un “ce l’ho fatta” scritto in modo sbagliato (che vi risparmio).

Per non parlare, poi, di accenti e apostrofi! Una volta, alle elementari si studiavano perfino delle filastrocche per ricordare quando l’accento va o non va messo (fu, tre, re, me, no, so, va, sta, fa, vo, sto, fo* mai e poi mai accenterò!, per citarne una). Si scrive “come va?”, “come sta?”, non altrimenti!

La regola aurea è che l’accento va evitato su tutti i monosillabi, a meno che non si generino rischi di fraintendimento (l’accento sulla è si mette per distinguere la terza persona del verbo essere dalla congiunzione, su per distinguere l’avverbio di luogo dall’articolo, su per distinguere l’avverbio con cui rispondiamo positivamente ad una domanda dalla particella pronominale, su quando è pronome e non congiunzione, su per distinguere il verbo dalla preposizione, ma non è necessario in moltissimi altri casi, come su qui e qua, per esempio!).

Per ricordare quando mettere l’accento grave sarà sufficiente ricordare la è (al maiuscolo È) del verbo essere, la congiunzione cioè, le bevande e caffè, le parole bebè, lacchè, piè, bignè, i nomi propri Mosè, Noè, Salomè, Giosuè. Anche l’esclamazione ahimè si scrive con l’accento grave e ha l’e finale aperta; il Dizionario d’ortografia e pronunzia della Rai però precisa: “in origine con pronunzia senz’altro chiusa, quando l’etimo (ahi + me) era fatto più evidente da un costante riferirsi alla 1a pers. sing. e, per altro verso, dalla possibilità di frapporre aggettivi tra i due componenti (…). Cessate queste condizioni e scomparsa oggi in quasi tutta la Toscana la pn. chiusa; ma rimasta in parte dell’Italia centrale, soprattutto a Roma (…)”.

Si scrivono con l’accento acuto perché, poiché, benché e tutte le altre parole che finiscono con la e tonica.

* fo è la forma arcaica, toscaneggiante, per faccio,

vo per vado

(rileggi Il parlare onesto)

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