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I compiti delle vacanze

Ho accolto positivamente la notizia dell’apertura di alcune scuole milanesi anche durante le vacanze di Natale.
Che dipenda o meno dalle situazioni familiari o dalla recessione, si tradurrà in un beneficio per i bambini, che impegneranno il loro tempo in modo produttivo e non correranno il rischio di dimenticare i contenuti.
Desidero, anzi, fare qualche riflessione in più.
Secondo me, quando si è rimasti a casa i giorni effettivamente rossi sul calendario, è sufficente.
Quei quindici giorni di assenza da scuola erano il terrore dei professori, che si prodigavano ad assegnare le “versioncine” o le “equazioncine” per tenersi allenati, nel terrore che le festività potessero rimuovere quanto appreso. E noi, poveri disgraziati, con una fetta di panettone in una mano e la penna nell’altra, attendevamo a quei mestieri con obbedienza e abnegazione (pazienza per le briciole…). Non raccontatelo in giro ma un anno, mi pare in quarta ginnasio, arrivai a fare le vacanze portandomi in valigia i pesantissimi vocabolari di greco e di latino.
Se c’è da fare la settimana bianca o la vacanza con tutta la famiglia al completo, passi. Ma stare a scuola è comunque largamente preferibile ad un vuoto maleorganizzato, anche lavorando a ritmi più leggeri. Tanto più che, al ritorno dalle vacanze, si avvicina la fine del quadrimestre.
Sto per dire che anche in ambito lavorativo le vacanze dovrebbero essere limitate alle festività effettivamente comandate, con possibilità di ferie per chi vuole effettivamente prendersele.
Credo che l’economia tutta ne guadagnerebbe.

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