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 La scorsa estate riflettevamo sulle varie –opoli  che, nel corso della storia recente del nostro Paese, hanno sconvolto la tranquillità dell’immaginario collettivo. Evidentemente noi italiani siamo condannati a doverci svegliare dalle nostre illusioni grazie a provvidenziali scoperte dell’acqua calda. Con i conseguenti strascichi di facili moralismi, di cadute dal pero, di dibattiti sul sesso degli angeli.

Se poi aggiungiamo a questo malriuscito minestrone le invidie, le trame sottili, i luoghi comuni che da sempre aleggiano sul mondo dello spettacolo, la pietanza è decisamente indigesta. Particolarmente aberrante, poi, è la comunemente definita “gogna mediatica”, che espone i diretti interessati al ludibrio dell’opinione pubblica indipendentemente dal fatto che siano colpevoli o vittime.

Mi piace immaginare le conversazioni delle famiglie italiane di fronte al telegiornale (“Hai visto, Carmelina Calogera? E tu che volevi lavorare in quel settore! Meno male che ti ho iscritta a Giurisprudenza!” “Sì, padre, voi sempre ragione avete!”).

Il mondo dello spettacolo è pieno di persone in gamba, che fanno il lavoro che amano e spesso si distinguono per dolcezza e qualità dei sentimenti.

Mi chiedo per quale motivo il nostro sistema sociale e mediatico si sia ormai abituato a nutrirsi di certe categorie.

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