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stasera si conduce a progetto

Il titolo del post non fa certo riferimento alla precarietà che si respira troppo spesso nel mondo dello spettacolo quanto all’opinione, già sentita ma di recente ribadita da Simona Ventura, secondo cui gli artisti dovrebbero lavorare a progetto, senza essere vincolati a questa o a quella realtà e azienda.

È istanza a mio avviso condivisibile, forse piú a quei livelli che ad altri, perché non ha senso che un presentatore debba per forza lavorare due, tre, cinque anni per lo stesso canale, correndo il rischio di fossilizzare se stesso, fossilizzare il canale e perdere stimoli ed occasioni professionali interessanti anche per il pubblico che lo segue. Il preserale della garanzia autunnale lo fa magari su una rete, il varietà di primavera su un’altra. Magari sarebbe più divertente anche per il pubblico (non poche sono, d’altra parte, le figure professionali che operano nello spettacolo e sono chiamate di volta in volta da realtà diverse, per esempio i doppiatori, ma anche alcuni tecnici).

Il fatto è che i canali hanno bisogno anche di fidelizzare, ed è vero pure che quando il conduttore lavora per antenna x, questa sa che non potrà fare ascolto su tele y (si è spesso detto che Mediaset usa in televisione la stessa mentalità del Milan, avere tutti i fuoriserie nella propria scuderia anche per impedire che militino nelle altre… ).

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