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decreti cinema e altri demoni

Sono stati approvati in via definitiva dal Consiglio dei Ministri i decreti sul cinema. I princípi che sembrano salienti sono le quote di programmazione di cinematografia italiana nei palinsesti televisivi, la promozione dei contratti a tempo indeterminato per i professionisti del settore, le nuove categorie di classificazione del pubblico a cui un film si rivolge.
Eliminata tout court la censura, infatti, si vuol classificare un film come “opera per tutti”, “opera non adatta ai minori di sei anni”, “opera vietata ai minori di quattordici anni”, “opera vietata ai minori di 18 anni”; è istituito un nuovo sistema di icone e simboli di contenuti delicati, quali violenza, armi o sesso (alcolici? fumo?) ed è introdotto il principio di responsabilizzazione degli operatori cinematografici, che dovranno individuare  il posizionamento dell’opera rispetto all’età del pubblico e sottoporlo alla Commissione per la classificazione delle opere cinematografiche che sostituisce le attuali sette Commissioni per la revisione cinematografica. È inoltre previsto un apposito regolamento Agcom per classificare le opere audiovisive destinate alla rete e ai videogiochi. A livello di sanzioni, arrivano le multe di tipo “reputazionale” e la pubblicazione on line.
Con riguardo alle fasce d’età, gli specialisti di psicologia dell’età evolutiva dicono che si comincia a ragionare correttamente su concetti astratti solo attorno agli undici anni; nel cosiddetto marketing kids, quello che si occupa dei fanciulli, i target sono 4-7, 8-11, 12-16.  A volte si distingue in target pre-school (0-2, 2-5) e school (6-12), perché a sei anni si comincia la scuola primaria. Un ulteriore (sotto)target è il 4-6, che corrisponde per esempio al pubblico del canale Cartoonito.
Quanto alle quote nella programmazione, fatto salvo il criterio sacrosanto della difesa e tutela della nostra produzione audiovisiva, ci si chiede se i criteri mutuati tal quali dalla Francia non siano troppo coercitivi verso le emittenti televisive e le piattaforme. I produttori televisivi, peraltro, lanciano anche un altro allarme, relativo allo split payment, che rischia di vanificare i benefici del tax credit. Il presidente di Apt, Giancarlo Leone, lo spiega in questi termini:
Il ministro Franceschini è riuscito con la nuova normativa sulle quote obbligatorie dei broadcaster a riportare al centro dell’attenzione e dell’impulso del sistema l’intero comparto dell’audiovisivo e di questo occorre dargli il merito. Probabilmente, in sede di alcuni decreti attuativi, sarà possibile allineare maggiormente le necessarie esigenze della serialità televisiva e dei documentari i cui ambiti di applicazione potranno trovare maggiore riconoscimento. Ciò nonostante, l’intera lungimirante strategia del governo sull’audiovisivo, dal tax credit fino alla riforma del Tusmar, potrebbe essere parzialmente vanificata qualora non si ponga rimedio al meccanismo dello split payment che sostanzialmente impedisce ai produttori di poter accedere ai benefici di legge previsti. Poiché il meccanismo si applica a Rai ed alle società quotate in borsa, l’utilizzo del tax credit sarà in gran parte vanificato. Per questo motivo, Apt ha chiesto formalmente un intervento urgente alla presidenza del Consiglio dei ministri, al Mibact e al Mef nell’ambito della manovra economica che sarà approvata nelle prossime settimane”.
Ecco, per concludere,  una tabella pubblicata sul profilo Twitter ufficiale di Franceschini:

infografica ripresa dal profilo Twitter del ministro Dario Franceschini

infografica ripresa dal profilo Twitter del ministro Dario Franceschini

One Response

  1. Vogliamo ricordare che, nel mentre, la piattaforma YouTube ha ulteriormente rafforzato la sua politica di protezione dell’infanzia. Tra le nuove misure annunciate, ci sono la rimozione della pubblicità da video inappropriati rivolti alle famiglie, il blocco di commenti inadeguati su video con minori, una revisione e un’applicazione più rigorosa delle linee guida interne e azioni di contrasto più veloci anche grazie a tecnologie di intelligenza artificiale.
    Come conseguenza nelle ultime due settimane sono stati chiusi oltre cinquanta canali e rimossi migliaia di video. Da giugno sono stati rimossi annunci su tre milioni di video.

    24/11/2017 at 10:23

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